NIEBP - Network Italiano Evidence Based Prevention

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Efficacia degli interventi normativi e regolatori per ridurre gli infortuni e le malattie tra i lavoratori

A cura di Alberto Baldasseroni, in precedenza CeRIMP, Firenze 

 

La scheda della revisione sistematica  di Andersen e coll (vedi la scheda di sintesi) permette di aggiornare un commento che facemmo a suo tempo, riferito ad altre due revisioni sistematiche  sullo stesso argomento, quelle di Miske e coll del 2013 (1) e di Tompa e coll. del 2016 (2).

Andersen ritorna sul tema dell’efficacia di provvedimenti legislativi e normativi per la prevenzione dei rischi e dei danni dovuti agli ambienti di lavoro, evidentemente stimolato anche dalla contraddittorietà dei risultati delle due revisioni precedenti.

Su committenza dell’Ispettorato del Lavoro danese, gli autori della RS riprendono in mano la letteratura scientifica, ma anche quella cosiddetta “grigia” per aggiornare le conoscenze alla luce di risultati ulteriori e per sciogliere, se possibile, i dubbi rimasti dopo le conclusioni delle due precedenti indagini. Il lavoro dei ricercatori danesi conferma le difficoltà nel confrontare studi “sul campo” come quelli destinati a questo genere di problemi, che quasi mai possono standardizzare le metodiche d’intervento (norme simili, ma mai uguali, ispezioni del lavoro svolte in maniera differente da paese a paese, ecc.).

Tuttavia l’ampia mole di lavori censita e analizzata (45 lavori di letteratura scientifica e 16 di “grigia”) li spinge a concludere che nei confronti del target “prevenzione degli infortuni e delle morti sul lavoro” e “adeguamento alle prescrizioni per la sicurezza e l’igiene del lavoro” esistano delle forti prove di efficacia, tali da superare qualsiasi obiezione di principio.

Più debole è invece l’evidenza nei confronti di altri due target di salute “disturbi e malattie muscoloscheletriche” e “disturbi psichici nei luoghi di lavoro”, a conferma di una difficoltà maggiore degli studi di efficacia quando applicati alla prevenzione di patologie nelle quali la componente di sensibilità soggettiva gioca un ruolo non secondario. In altri termini gli studi sull’efficacia di norme di legge e di interventi ispettivi funzionano meglio quando si abbiano come outcome eventi organici o comportamenti facilmente misurabili come la compliance alle prescrizioni sulla sicurezza.

Va sottolineato che nel lavoro di Andersen e coll tra i 45 studi scientifici vengono considerati tre studi italiani, a conferma di un’attenzione pervicacemente sviluppata dai pochi gruppi che nel nostro paese dedicano energie a questo tema.